Pendolo di Zamboni
Titolo (it)
Pendolo di Zamboni
Titolo alternativo (en)
Zamboni pendulum
Lingua
Non applicabile
Descrizione (it)
Lo strumento corrisponde a quello descritto da Giuseppe Zamboni nel 1843: “Due di siffatte pile inaccessibili all’aria esistono nel Gabinetto di Fisica dell’ I. R. Università di Padova, che ivi anche a temperature inferiori a zero, mantengono sempre vive, da dieci e più anni, le oscillazioni del pendolo, e contano ormai quindici anni di età”. L’apparecchio è costituito da un pendolo oscillante posto fra due pile a secco di Zamboni. Lo stesso Giuseppe Zamboni spiega come in un primo tempo avesse costruito le sue pile sovrapponendo in successione “le carte così dette di oro”, ossia fogli di carta di cui una faccia era coperta di rame, e le carte dette “d’argento”, simili ma coperte di stagno. In pratica, Zamboni faceva combaciare le facce metalliche di questi due tipi di fogli, li ritagliava, e sovrapponeva le coppie ottenute costituendo così una pila di migliaia di elementi. Zamboni modificò poi questa costruzione utilizzando unicamente la carta di stagno, sul cui rovescio applicava polvere di ossido di manganese. Ottenne una pila decisamente più efficace, sia perché la coppia manganese-stagno offriva un migliore rendimento, sia perché veniva soppresso uno degli strati di carta interposto fra i metalli. Nel presente apparecchio, le pile sono montate entro tubi di vetro su basi di legno e sono perciò del tipo che Zamboni definisce come “inaccessibili all’aria”. Alla sommità delle pile, gli elettrodi sono formati da due pigne d’ottone molto decorative, cui sono fissati orizzontalmente due asticelle anch’esse d’ottone, alle cui estremità sono posti dei dischi che vengono posizionati in parallelo uno di fronte all’altro. In mezzo a questi dischi è posto un pendolo molto leggero consistente in un anellino d’ottone, montato su un supporto di legno, vetro ed ambra.La corrente fornita era debolissima, ma si creava una forte tensione fra i due dischi e il pendolino quindi oscillava, attratto di volta in volta da uno e dall’altro dei dischi. Grazie alla notevole longevità delle pile a secco, il presente pendolo funzionò ininterrottamente per circa cento anni e si fermò negli anni 1930 solo a causa di una rottura subita nel corso di un trasloco.
Parole chiave (it)
Pendolo di Zamboni, elettrodinamica
Copertura (spaziale-temporale) (it)
1830
Altro identificatore
ACC 249
Conservatore
Università di Padova - Museo di Storia della Fisica
Licenza
Informazioni sui diritti (it)
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Afferenza / Istituzione e struttura
Università di Padova – Musei > Museo Giovanni Poleni
Provenienza / Informazioni sulla fonte
Collocazione (it)
Museo di Storia della Fisica
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